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Pietro Costa Giani

Pietro Costa Giani nasce il 5 febbraio 1851 a San Felice sul Panaro, comune della bassa pianura modenese non lontano da Mirandola.

Fra i sanfeliciani che avevano condiviso quel cognome oggi estinto non si può non ricordare il teologo, filosofo e insegnante di scienze naturali don Giuseppe Costa Giani (1762-1815), di cui fu allievo il patriota e letterato Giuseppe Campi (1788-1873).  

Carta del Ducato di Modena del 1821, particolare

1. La storia locale: una passione lunga una vita

Per qualche tempo il giovane Pietro lavora presso il municipio di San Felice, dove s’impegna – assieme al maestro Agostino Bergamini – nella trascrizione delle Memorie storiche dell’inclita terra di San Felice, redatte nel Settecento dal primo storiografo sanfeliciano, don Orazio Cavicchioni, e in seguito aggiornate fino al 1775 dal priore Giovanni Battista de Campi Lanzi.

L’intenzione di Costa Giani e di Bergamini è quella di porre le basi per la redazione di una storia di San Felice che avrebbe celebrato gli esempi illustri del passato locale come la tessera di un più ampio e glorioso mosaico di riscatto nazionale.

Pietro Costa Giani

Colla scorta di manoscritti che posseggo, e con memorie ricavate dal Muratori, e desunte dall’Archivio Municipale io avrei in animo d’intraprendere una Cronaca locale; ma Ella sa che prima di dar opera a simili lavori necessita raccogliere quanto materiale si può ottenere, ed è per ciò ch’io mi rivolgo a lei onde, se è possibile, possa somministrarmi notizie o nozioni che siano a Lei cognizione

Animato dall’entusiasmo per questo percorso di ricerca nella storia locale, dal 1878 Costa Giani inaugura uno scambio epistolare con don Felice Ceretti, curatore delle Memorie storiche di Mirandola, un altro comune della pianura modenese vicino a San Felice sul Panaro, nel riuscito tentativo di ricevere indicazioni bibliografiche.

2. Modena. Le nuove opportunità

Pietro Costa Giani

lavoro sempre – per quanto le mie molteplici occupazioni di professione tanto per Collegio quanto per i privati me lo comportino – nella ricerca delle notizie su San Felice desunte dai podestà, al qual effetto vado tre volte alla settimana all’Archivio di Stato per un paio d’ore

All’inizio degli anni Ottanta dell’Ottocento Pietro si trasferisce a Modena e poco dopo viene assunto presso il Collegio San Carlo in qualità di ragioniere e segretario, carica che ricoprirà per i successivi trentasei anni. Qui lavora a stretto contatto con quattro illustri rettori: don Gaetano Simonini (1872-1892), don Francesco Galli (1892-1907), don Ettore Malavolti (1907-1916), Carlo Spadoni (1916-?). La paga del Collegio è buona e in città – dove giunge probabilmente dopo il matrimonio con Matilde Rovatti – ci sono migliori opportunità per arrotondare lo stipendio.

Il nuovo ambiente gli apre nuove strade. Da appassionato cultore della storia locale, la vicinanza ai principali archivi cittadini costituisce un indubbio vantaggio anche sul piano dello studio personale.

La pubblicazione delle Memorie storiche della sua terra aspettava ancora di vedere la luce. Durante gli anni Ottanta Costa Giani si dedica di nuovo all’opera su San Felice e nel giugno del 1889, forte del sostegno del suo Comune di nascita e delle Società di Storia Patria della bassa modenese, con le quali aveva mantenuto i contatti, inizia a raccogliere le sottoscrizioni alla sua opera.

Il volume, ultimato nel 1890, viene finalmente stampato dalla Tipografia Sociale di Modena, presso lo stabilimento dell’Istituto San Filippo Neri.

Focus: le “memorie de’ piccoli luoghi

Al lettore.

Il grande interessamento che in oggi si sente per gli studii storici è stimolo alla pubblicazione delle memorie anche de’ piccoli luoghi, le quali serviranno un giorno di molto aiuto per tessere una completa e veridica storia generale d’Italia; essendochè, per la divisione primitiva della nostra penisola in tanti staterelli, non v’ha città o paese che non abbia cronache, statuti o diplomi degni d’essere conosciuti per l’interesse storico generale, e che difficilmente potrebbero rinvenirsi da chi si mettesse a scrivere la storia dell’intera Nazione senza il sussidio di memorie particolari”. 

3. Costruire la storia

Oltre alle Memorie del Cavicchioni e del Campi Lanzi, ai documenti dell’archivio del Comune di San Felice e a quelli dell’Archivio di Stato di Modena, Costa Giani aveva attinto a piene mani dal lavoro di cronisti e storici modenesi, fra cui Bonifacio da Morano, Lodovico Vedriani, Lodovico Antonio Muratori, Girolamo Tiraboschi, Antonio Rovatti e Celestino Cavedoni.

Con l’aiuto dell’antico maestro e amico Agostino Bergamini completa l’elenco dei podestà di San Felice e un lungo approfondimento sui “sanfeliciani preclari”, vero cuore pulsante di quell’impresa storiografica celebrativa nutrita dagli ideali patriottico-risorgimentali, dal “locale” come dimensione ideale dell’etica della laboriosità e dell’umiltà, e, non ultimo, da una morale cattolica rispettosa dell’ordine costituito.

4. La passione per il racconto e le memorie del Collegio

Dal 1883/1884 fino al 1890 e poi dal 1900 fino al pensionamento, avvenuto nel 1919, Costa Giani scrive i volumi delle Memorie del Collegio San Carlo di Modena, nei quali annota con cura e dovizia di particolari lo svolgersi della vita quotidiana dell’istituzione, del suo personale formativo e dei suoi studenti.

Le pagine compilate dal ragioniere contengono la quotidianità di un istituto educativo in bilico fra le tentazioni dei rigori del passato e le aperture al Novecento, alla modernità che avanza: si trovano i risultati degli esami dei convittori, le note sulle riunioni e sulle decisioni degli organi del Collegio, gli appunti sugli spettacoli, le gite e la villeggiatura dei ragazzi, ma anche il racconto degli eventi politici, sociali e culturali della città di Modena e dell’Italia del tempo.

Le Memorie sono state interamente digitalizzate e si possono sfogliare nella collezione del Collegio dei Nobili sulla piattaforma Lodovico

Gli alunni del Collegio San Carlo, 1910-1920 ca.

Focus: la decadenza dei “tempi moderni“. O no?

4 novembre 1907. 
Oggi ricorre la festa del patrono di questo secolare Collegio Convitto e per solennizzarla è stato dato, come pel passato, un trattamento superiore al comune agli alunni (…). 
Era pure tradizionale costume che il Rettore invitasse alla sua mensa il Direttore Spirituale, il Prevosto di S. Biagio in Carmine, sotto la cui parrocchia risiede il Collegio, il sagrestano-sacerdote della connessa chiesa di S. Carlo, qualche Professore dell’Istituto, oltre agli impiegati amministrativi (il Ragioniere e l’Economo Cassiere) cosicché in lieto simposio si festeggiava S. Carlo riandando col pensiero a tutte quelle egregie persone che prestarono la loro opera zelante ed illuminata a vantaggio del rinomato Istituto. 

Ora è avvenuto che il nuovo Rettore non ha creduto benfatto di seguire la tradizione decorosa per Collegio, e perciò non ha fatto alcun invito, e chi scrive ha dovuto constatare, dopo ventitré anni che presta l’opera sua al collegio ed è il solo superstite del vecchio personale, che i tempi nuovi hanno distrutta la consuetudine. Non è certamente per la perdita di un lieto banchetto, che ciò si deplora, ma egli è per quell’amore che si porta all’Istituto che pur si vorrebbe vederlo prosperoso, mentre purtroppo la sua decadenza è palese forse in gran parte per fatto dei tempi moderni, ma anche un po’ per colpa di chi lo reg(g)e. 24.1.5.1
Pietro Costa Giani, Memorie del Collegio San Carlo di Modena 1899-1909, p. 288
23 dicembre 1907. 
Ieri il Sig. Rettore ha invitato il Direttore Spirituale, il Sagrestano della Chiesa di San Carlo, il Cassiere e me ad intervenire ad un pranzo in Collegio (…) abbiamo pranzato in lieta armonia, riandando al pensiero tutti i nostri predecessori ed addetti a questo secolare Istituto. 

La massima cordialità ed armonia è regnata in noi tutti durante il banchetto, che in grazia del nuovo valente cuoco è stato squisito per la bontà e specialità delle pietanze, e di molto superiore a quelli che da moltissimi anni facevasi per l’ignoranza del licenziato cuoco. Resta così distrutta in gran parte la nota da noi fatta sotto la data 4 novembre dalle presenti memorie, e sono lieto di dovermi ricredere del concetto che mi ero fatto del Signor Rettore, il quale, animato da vero zelo e compenetrato della nobile missione affidatagli, continuerà a sostenere il decoro e la bontà di questo secolare istituto di educazione e di istruzione”. 24.1.5.1

5. L’Università Popolare

Le lezioni dell’Università popolare, che dal dicembre del 1905 si tennero presso i locali del Collegio, rappresentano uno dei temi meglio articolati e approfonditi dalla penna del ragioniere, sempre pronto a cogliere gli stimoli provenienti dall’ampio spettro di tematiche di quelle conferenze: lo spiritismo, l’inconscio, l’irredentismo, la criminalità e la criminologia, il neodarwinismo, il paesaggio, la fotografia, la guerra, le imprese coloniali, le scoperte scientifiche, la letteratura.

La “Sala Grande” del Collegio pronta per ospitare una lezione dell’Università Popolare, in un cliché fotografico originale.

Le cronache del Collegio-Convitto redatte da Costa Giani sono molto diverse dalle memorie e dai diari scritti nei secoli precedenti dai rettori dell’Istituto e dai loro collaboratori. Il ragioniere andò ben oltre gli obblighi burocratici e contabili del mero registro, curando la forma del testo, includendo riflessioni, notizie di cronaca, il sentire comune. Non mancano, inoltre, le note di colore, talvolta persino sorprendenti (o inopportune, se si considera il contesto nel quale vennero inserite), che fanno emergere il carattere, lo spirito risorgimentale e le idee politiche conservatrici dell’estensore.

L’ultima pagina delle sue Memorie del Collegio San Carlo di Modena riporta la data del 30 settembre 1919; pochi mesi più tardi, il 19 dicembre 1919, il ragioniere sessantottenne morì a Modena.

Focus. Come nasce un conflitto

La lunga preparazione alla Grande Guerra prende le mosse, anche nelle cronache del Collegio, dall’attentato a re Umberto I del 1900, evento che naturalmente ebbe un’eco vastissima e profonda in ogni città.

Ma le cronache raccontano anche altro. C’è un filo continuo di piccoli eventi che maturano una risoluzione interventista: gli scioperi degli studenti per protesta contro le aggressioni agli universitari trentini e triestini avvenute a Gratz e a Vienna, le conferenze dell’Università Popolare che fanno riemergere le memorie del passato coloniale e preparano la guerra “turca” del 1911, le sollevazioni dei ragazzi che sotto la statua di Ciro Menotti bruciano la bandiera austriaca inneggiando a Trento e Trieste.

Al punto che il giorno dell’entrata in guerra dell’Italia non viene nemmeno annotato da Costa Giani.

Tuttavia la realtà del conflitto si fa sentire sempre più forte, anche nel quotidiano: la requisizione del mobilio e poi della chiesa e della villeggiatura di Sassuolo, l’imposizione dell’uniforme militare a tutti i collegiali a partire dal 1917, l’anticipazione degli esami di licenza ginnasiale e liceale per gli studenti del 1900, pronti per essere mandati alla scuola ufficiali e poi rapidamente avviati al fronte, anche se la storia ci racconta che questa classe fu risparmiata.

Memorie del Collegio

31 dicembre 1915. Chiudiamo l’annata, che colla guerra intrapresa per una più grande Italia, ha portato naturalmente tanti danni morali e materiali alla patria nostra, sopportati però con fierezza d’animo in vista dei benefici che si avranno col rendere all’Italia i suoi confini naturali e coll’esaudire i voti di tutti i nostri grandi uomini che dal 1859 in poi non altro aspiravano che alla grandezza di questa nostra patria, coll’indicare le cose principali che si ebbero in questo Collegio…